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Yahoo! Italia responsabile di violazione di diritto d’autore secondo il Tribunale di Roma

ITALIA – GIURISPRUDENZA

Il tribunale di Roma ha ritenuto la Yahoo! Italia responsabile di contributory infringement ai sensi delle norme sulla responsabilità del caching provider per non aver eliminato i link verso materiale pubblicato in violazione di diritto d’autore.

Nell’autunno del 2010, la PFA Films S.r.l. – licenziataria esclusiva per l’Italia dei diritti d’autore del film iraniano “About Elly” – aveva agito in via cautelare dinanzi al Tribunale di Roma contro, fra gli altri, il provider internet Yahoo! Italia S.r.l., sostenendo che Yahoo! Italia non aveva rimosso i propri collegamenti ad alcuni siti internet contenenti materiale asseritamente lesivo dei diritti d’autore relativi al film “About Elly” nonostante la diffida ricevuta dalla PFA Films.

Con ordinanza del 22 marzo 2011 il Tribunale di Roma ha ritenuto la Yahoo! Italia responsabile di contributory infringement del diritto d’autore ed ha ordinato alla stessa di disattivare i link a tutti i siti riguardanti il film in questione all’infuori del sito ufficiale.

Secondo il tribunale, la limitazione di responsabilità del service provider che agisce da intermediario prevista dal Decreto Legislativo n. 70/2003 in attuazione della Direttiva sul commercio elettronico n. 2000/31/CE, va interpretata in senso restrittivo.

In particolare, in primo luogo il tribunale ha giustamente sottolineato che la Yahoo! Italia è un caching provider che come tale non ha un obbligo generale di monitorare i risultati delle ricerche sul proprio motore di ricerca, o di ricercare attivamente fatti o circostanze indicanti attività illecite. Tuttavia il tribunale ha ritenuto che nel caso in questione la Yahoo! Italia avrebbe perso il beneficio della limitazione di responsabilità summenzionata nel momento in cui veniva informata tramite la diffida della PFA Films dell’esistenza nel proprio motore di ricerca di link verso siti che secondo la ricorrente violavano i diritti d’autore della stessa.

Di conseguenza il tribunale ha applicato il principio stabilito dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea nella sentenza Google del 23 marzo 2010 (procedimenti riuniti da C-323/08 a C-328/08) in secondo il quale “il prestatore di un servizio non può essere ritenuto responsabile per i dati che egli ha memorizzato (…), salvo che, essendo venuto a conoscenza della natura illecita di tali dati o attività (…), egli abbia omesso di prontamente rimuovere tali dati o disabilitare l’accesso agli stessi”, e ritenuto la Yahoo! Italia responsabile di non aver prontamente eliminato i link ai siti che violavano i diritti d’autore della PFA Films pur essendo a conoscenza della natura illecita di tali link.

L’ordinanza sarebbe fondata se non fosse emerso che, apparentemente, la PFA Films non aveva mai – né nella lettera di diffida, né durante il procedimento cautelare – fornito alla Yahoo! Italia una lista precisa dei siti dove si trovava il materiale asseritamente illecito.

In realtà l’ordinanza del tribunale sembra basarsi sull’erronea presunzione che un avviso generico possa causare per il caching provider la perdita del beneficio delle limitazioni di responsabilità, imponendo un obbligo di monitorare le informazioni trasmesse e/o immagazzinate al fine di cercare i dati costituenti la violazione. Tuttavia non sarebbe possibile assolvere a tale obbligo, dal momento che per definizione un caching provider non hé né conoscenza né controllo delle informazioni trasmesse o immagazzinate; mentre esso può facilmente eliminare un link se in possesso della URL specifica. Per tale motivo il Decreto Legislativo n. 70/2003 riconosce ai caching providers una generale limitazione di responsabilità.

Inoltre vale la pena di osservare che appare erronea anche la presunzione del tribunale secondo la quale tutti i siti riguardanti il film tranne quello ufficiale siano da considerarsi in violazione di diritto d’autore; ad esempio i siti che contengono “trailers” o recensioni del film possono considerarsi legittimi.

Occorre comunque ricordare che l’ordinanza può essere oggetto di ricorso.

6 aprile 2011

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