Shopping delle meraviglie? Piove anche dal tetto

Degrado e incuria a otto mesi dall’inaugurazione. Le piastrelle si spezzano e si staccano

GIOVANNA VITALE

Nelle viscere della stazione Termini otto mesi dopo. Sembrano passati anni e più d’una calamità naturale da quel 29 gennaio, quando l’allora coppia presidenziale CiampiD’Alema salutava con entusiasmo il restyling miliardario dello scalo romano: fiore all’occhiello dell’hub rinnovato, il lussuosissimo Forum degli acquisti, 12 mila metri quadri di negozi, bar e ristoranti ricavati nell’interrato. Tutto è ancora là sotto, brulicante di turisti e di vetrine, ma già si affacciano le prime crepe. Duecentoquaranta giorni dopo, il centro commerciale comincia a fare acqua: e non è una metafora. Per verificarlo, basta andare a vedere.

Prima tappa: fuori dalla metro. Dalla fermata Termini, qualsiasi direzione si scelga (stazione Fs, uscita/exit via G. Giolitti, uscita/exit via Marsala), si scivola dritti in una delle due ali del Forum. Il flusso ci sospinge verso via Giolitti. Lì, proprio davanti alla scalinata che porta a rivedere il cielo, nascosto dietro una colonna di metallo lucido, campeggia mesto un secchio tracimante liquido nerastro. Pensi: che bravi, stanno facendo le pulizie, ma le due transenne stile “lavori in corso” che proteggono il contenitore blu alimentano qualche sospetto. Fondato: il secchio serve per raccogliere l’acqua che cade impietosa dal soffitto. Piove nel Forum delle meraviglie: colpa del maltempo e di un piccolo foro intorno al quale s’è formata una grande macchia di umidità.

Seconda tappa: qualche metro più in là. Guardando a terra, decidiamo di metterci a contare. Fra il bar Gradisca e la colonna a specchi di fronte all’entrata ci sono 19 piastrelle di graniglia chiara, 70 per 70 circa, le stesse utilizzate per ricoprire l’intero shoppingcenter: su 19, ben 12 sono rotte, alcune solo sbrecciate, altre ridotte a un puzzle di schegge, altre franate sotto il peso dei passanti. Speriamo sia l’ennesima eccezione, ma siamo già a due.

Terza tappa: lungo il corridoio affollato di negozi verso la stazione. Le buche più pericolose, provocate dal cedimento del pavimento, sono segnalate da sottili piloni a strisce, ancorati a terra da un peso di plastica. Ce ne sono almeno una decina, disseminati qua e là, ma non bastano. Un turista seguito da un’enorme trolley azzurra prima inciampa in un piastrone infranto, poi s’incastra: la ruota della sua valigia non ce la fa a superare quel cumulo di detriti, la pazienza è finita, lo straniero impreca in un idioma sconosciuto. I vigilanti si guardano sconcertati. Loro sanno che su quel mix di resina e materiale inerte cascano in media tre persone al giorno: giovedì una bimba di 10 anni s’è addirittura rotta un braccio.

Quarta tappa: davanti alle scale che portano ai binari. Nell’angolo di sinistra, area riservata ai telefoni (spaccato di concorrenza leale, con cabine Albacom, Telecom e Infostrada), un altro secchio denuncia la seconda falla nel soffitto: stavolta è stato necessario smontare un pannello d’acciaio oltre il quale gocciola fitto. Più avanti, prima della gradinata che sale alla stazione, occorre oltrepassare un filare di 5 piastroni. Bilancio: 4 rotti, uno mobile. Talmente mobile che sarebbe facilissimo prenderlo da terra e portarselo via come souvenir. E chissà che prima o poi non accada.