di Marco Corazza

VENEZIA (3 luglio) – «Non ti conviene denunciarci, potrebbe succedere qualcosa di brutto». Così il branco di tre ventenni di San Stino di Livenza, dopo aver violentato una coetanea, ha iniziato a minacciare con un primo messaggino la vittima, nel tentativo di mettere tutto a tacere. I carabinieri del Nucleo operativo della compagnia di Portogruaro hanno trovato almeno 30 sms nei cellulari del trio. Frasi inviate alla giovane con la speranza che non emergesse nulla di quanto accaduto il 30 maggio. Ne sono certi gli investigatori che hanno denunciato i tre per lo stupro collettivo. Loro continuano a ribadire che la ragazza era consenziente, ma si sono traditi con i messaggi che i carabinieri hanno trovato nei cellulari.

La vittima dopo la violenza subita non s’è più ripresa, è rimasta in silenzio per tutta la prima settimana dello scorso mese. Un comportamento anomalo che ha insospettito i suoi genitori e le amiche. Sono state proprio loro a scuotere la giovane e a convincerla a raccontare la violenza subita. «Vergognatevi di quello che avete fatto – hanno scritto le ragazze nei primi sms inviato al branco – avete rovinato una ragazza». È iniziato così il tam tam di messaggi sui cellulari del gruppo di ventenni.

Loro hanno cercato in un primo momento di rabbonire la vittima, ribadendo che sarebbe stata consenziente. «Ma ke cavolo dite – ha risposto la ventenne – vi pregavo di smetterla». Particolari inquietanti quelli emersi attraverso i messaggini, in cui si scopre che il trio ha abusato della ventenne a turno, mentre gli altri la tenevano ferma. «Mi avete rovinato la vita» ha scritto la giovane in uno dei primi sms, poi ancora: «Non trovo più motivo per restare qui, se non per soffrire». È così emerso un quadro sanitario grave per la giovane. «Non è vero tu ci stavi» ha risposto il branco, «Non è vero vi imploravo di smetterla» ha risposto la ventenne. Messaggi che sono al centro dell’inchiesta del pm Massimo Michelozzi, che coordina le indagini.

Il gruppo era partito il 30 maggio scorso alla volta di Jesolo, con altri «amici», per il moto raduno di Harley Davidson. Al ritorno, verso le 8 della sera, i giovani si erano divisi. Il branco aveva deciso di non terminare la serata; mentre gli altri se n’erano andato con altre auto, loro hanno continuato verso San Stino. Nell’auto di uno di loro c’era la ventenne, che si fidava dei tre conoscendoli da tempo, e un altro ragazzo. «Mi hanno fatto scendere, abbandonandomi in strada – ha raccontato il giovane ai carabinieri – non ho capito il perché, ma sono dovuto rincasare a piedi». Dalle indagini è emerso che il trio ha proposto alla ragazza di andare a cena, ma lei avrebbe rifiutato. Ma il branco aveva già programmato la serata. Ora i tre, operai di famiglie per bene, devono rispondere di violenza sessuale di gruppo.

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