di Micaela Urbano

ROMA (8 agosto) – Si considera «un po’ matta». E una vena di follia non fa certo male a una creatura razionale come lei. Convive e vive «d’ironia e autoironia». E saper sorridere – soprattutto di se stessi – è un’ottima arma di difesa quando si affrontano testi come quelli di Pirandello e dintorni. Ha trascorso, Elena Sofia Ricci, buona parte del suo tempo in palcoscenico, su set cinematografici, sotto riflettori televisivi. Esperienze servitele per affinare la tecnica, il talento già esisteva, altrimenti avrebbe solo buttato via il tempo. Anni di lavoro che non solo non hanno contaminato la sua bellezza, ma le hanno reso giustizia rendendola Donna. «Santo cielo, non ho mai pensato a me come uno splendore! Ero carina, e giovanissima, quando ho iniziato, eppure mi preferisco oggi. Quando rivedo quella Elena lì provo – che so – tenerezza». Certo non si dispera per la sua figura minuta, le misure perfette, la pelle chiara, come gli occhi, i capelli biondi: «Sono un po’ pazza, non scema – ride – e non nego che l’aspetto sia un buon biglietto da visista».

Dal 10 settembre, Elena Sofia Ricci, in carne, anima e ossa tornerà a essere la saggia, materna, sensuale Lucia, che abbandona Roma per seguire il marito milanese e che in seconde nozze sposa l’onesto, candido oste della Garbatella al quale non può importar di meno di Proust e non può importar di più della Roma, Giulio Cesaroni (Claudio Amendola). Cognome che dà il titolo alla fortunatissima serie che ha catturato in blocco il pubblico (dai 5 ai cento anni) ed è giunta al capitolo IV.

Elena Sofia Ricci, esiste una evoluzione – o viceversa – del suo ruolo?

«Lucia cambia, com’è giusto che sia. D’altronde, i figli crescono, diventano autonomi e lei inizia a chiedersi: ma il mio momento, quando arriva? Detto fatto: arriva. Le viene offerto un lavoro gratificante, di quelli in cui speri da sempre. Ma c’è un però. E’ lontano da casa e lei si ritrova di fronte a una scelta. Questione che coinvolge e scuote marito e figli e provoca liti furibonde».

E come va a finire?

«Lo vuole sapere? Guardi la serie».

Lei riuscirebbe a lasciare la famiglia per lunghi periodi come Lucia?

«Lei è molto più brava di me. Non che io sia una moglie e una madre perfetta, ma ho lasciato il teatro – Dio sa quanto mi manca – per evitare le tournées. Perché sento il bisogno di vedere crescere le mie figlie. La prima ha 14 anni e in settembre sarà in prima Liceo, la seconda ne ha sei e andrà in prima elementare. Non voglio perdere nemmeno un momento…».

Quale crede sia la chiave del successo de I Cesaroni?

«L’intelligenza, la flessibilità, la sensibilità. Quella leggerezza che ha il pregio della profondità. E le famiglie italiane, allargate o meno, i ragazzi e i bambini si immedesimano nella nostra perché è formata da persone semplici e con i valori in regola, come loro insomma».

Cosa significa per lei attrice?

«Una passione. Un mestiere». Sorride: «Un mestiere che faccio con passione. E’ come se fossi un artigiano e io stessa sono il mio laboratorio. A furia di lavorare si migliorano tecnica, gestualità, voce. E aumenta anche la passione. Mastroianni che era una persona di casa, fin da quando ero bambina e mi divertivo a fare le imitazioni e le recite mi metteva un dito sotto il mento, serio piantava lo sguardo nei miei occhi e diceva: “Elena, prendi tutti i ruoli che ti offriranno, in questo mestiere non si rifiuta nulla»

.Il teatro?

«La mia scuola. Un grande amore, una grande fatica. Una sfida: quella di farsi mettere in difficoltà dall’autore per poi restituire attraverso una analisi, con la propria verità e con semplicità, il suo pensiero al pubblico».

Il cinema?

«La magia. L’unica arte che permette alla magia e alla poesia di vivere. Per carità, la tv realizza ottimi film e telefilm, ma gli spettatori li guardano a casa, magari entrano ed escono dalla stanza. Il cinema è entrare nelle immagini e nelle parole al buio. E’ il rito della sala».

Il personaggio che le è più caro al cinema?

«L’ultimo. La zia Luciana di Mine Vaganti di Ferzan Opzetek, un ruolo piccolo – con lui avrei fatto di tutto – eppure importante. quando lessi quelle poche righe su una donna che alzava il gomito e di notte gridava “al ladro! al ladro”, davanti a me si schiuse un mondo tragico, struggente, eppure anche brillante».

I momenti più belli della carriera?

«Tanti. Sono stata molto fortunata, davvero, ho ricevuto premi e riconoscimenti, addirittura la Laurea ad honorem in Scienza delle Comunicazioni».

E l’amore?

«L’amore è una cosa meravigliosa. E anche in questo il caso è stato dalla mia parte. Con mio marito, Stefano Mainetti, è come il primo giorno».

Chi ha sedotto chi?

«Come diceva il visconte di Valmont ne Le relazioni pericolose, la seduzione trascende la mia volontà. Oh! E’ vero. Avevo appena incontrato il mio attuale marito, che il giorno dopo mi telefona. Bene, tutta la mia arte seduttiva si è esaurita in una domanda: “Quando ci sposiamo”?».

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