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Ciclismo: Intervista: alla scoperta di Diego Ulissi

inserito da: menaitopubblicato il: 27/08/2008 18:49

diego_ulissi.jpgChi è Diego Ulissi
Nato nel 1989 a Cecina, con la famiglia si sposta a Donoratico, dove attualmente risiede con mamma e papà Mauro, anch'esso ciclista ma dedito alla mountainbike. Frequenta l'istituto tecnico per il turismo a Cecina, a 10 minuti d'autobus da Donoratico.
E' alto 1 metro e 73 centimetri, il peso-forma è di 58 chili, d'inverno sale a 61-62 chili.

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Il palmares di Diego Ulissi (Team Vangi Di Nardo Lampre)
150 vittorie sino ad oggi, su cui troneggiano:
• La doppietta nella Coppa d'Oro per allievi (2004 - 2005 - a Borgo Valsugana - TN)
• Titolo italiano cronometro allievi (2005 a San Vito al Tagliamento - UD)
• Coppa Dino Diddi , internazionale allievi (2005 - Toscana)
• Fabbrica di Peccioli , internazionale allievi (2005 - Toscana)
• Titolo Mondiale juniores strada (2006 - Spa, BELGIO)
• Tre-3 Bresciana, juniores (2006 - gara a tappe in quattro giorni).

D: Come ti definisci caratterialmente?
R: Sono un ragazzo abbastanza tranquillo, nel senso che mi piace scherzare e rimanere tra gli amici, in gara sono grintoso, direi meglio caparbio, quando mi prefiggo un obiettivo faccio di tutto per raggiungerlo. Insomma sono un... toscanaccio!

D: Come hai iniziato a correre?
R: Ho cominciato presto, ma tutto è avvenuto naturalmente, avevo appena 6 anni e mio padre correva in mountainbike, lo seguivo ogni domenica... e così ho iniziato.

D:Con chi preferisci uscire in allenamento?
R: Vado ancora spesso con mio papà, anche se sempre meno perché sto iniziando ad avere sempre più impegni, ma anche quest'anno lui mi ha seguito in auto o in moto, qui nel livornese ci sono poche squadre ciclistiche e trovo che con lui ho sempre una guida utile.

D: In uscita con gli amici, li attendi o ti diverti a batterli?
R: Mah! Dipende, se in allenamento voglio forzare allora vado, poi però li aspetto, come nel periodo di preparazione al mondiale dovevo staccarmi dagli altri e allenarmi da solo. In genere però aspetto tutti, è più bello fare l'uscita assieme.

D: Come vivi la vigilia di una corsa?
R: Mi garba stare tranquillo, magari a casa, in genere non sento la gara, se mi trovo in ritiro con la squadra si scherza... si parla di ragazze, passiamo il sabato assieme.

D: In gara da cosa ti accorgi che sei controllato?
R: Mi accorgo soprattutto nei momenti di tranquillità, quando altri ciclisti mi avvicinano e vogliono scambiano quattro parole, del resto con la maglia iridata addosso non posso passare inosservato. Provo grande soddisfazione, in particolare nei momenti che precedono la partenza mi sento osservato da tutti, tifosi compresi.

D: Come imposti la tattica di gara se sei controllato e non ti lasciano fuggire?
R: Cerco di ingannarli, ricorro a finzioni, non so, del tipo che mi fingo stanco, è un modo per divertirmi a danno degli avversari.

D: Hai un proprio metodo di allenamento?
R: Seguo le tabelle che mi fa Forconi, cose che tutti sanno: ripetute nella fase di preparazione, quando poi s'inizia il calendario ci sono picchi di forma e recuperi. Preferisco andare molto a sensazione, se un giorno mi sento stanco, preferisco recuperare e diminuire il carico di lavoro, senza seguire la tabella.

D: Come ti preparerai durante l'inverno?
R: Fino a metà novembre staccherò la spina completamente, poi riprenderò gradualmente. Subito su strada, ma poi farò palestra fino a metà gennaio. Anni fa facevo anche ciclocross, ma mi sono accorto che poi diventa pesante se abbinata alla strada. Preferisco impegnarmi su una specialità.

D: Ti trovi in fuga solitaria... ti comporti come in una cronometro?
R: In pratica si, al mondiale in Belgio gli ultimi 40 chilometri mi sono comportato come se fossi stato in gara contro il tempo, ci vuole molta determinazione e concentrazione, per fortuna ho belle caratteristiche su questo terreno, occorre spingere a tutta sempre, ma senza andare mai oltre il limite per non rischiare di rimanere senza energie da un momento all'altro. Comunque rimanere concentrati quando si fatica, è difficile... è un principio che vale per tutti!

D: Cosa ti fa maggiormente arrabbiare in un avversario?
R: Se mi marca troppo stretto e si fa ossessivo. Allora cerco di staccarlo da ruota, ma se non riesco e mi tira ingiurie... allora non ci vedo più!

D: Se hai tirato per tutta la fuga e poi il succhiaruote di turno ti beffa in volata, cosa gli dici a gara finita?
R: Sicuramente tiro fuori una parolaccia. Ma poi capirei che è stato più furbo di me, così è il ciclismo.

D: Se in fuga un tuo compagno di squadra fora, tu sei il favorito ma siete distanti dal traguardo, che fai?
R: Normalmente chiedo ad altri compagni di aspettarlo, ma se siamo solo noi in fuga allora lo aspetto.

D: Hai un ciclista che prendi a riferimento? Insomma hai un idolo?
R: Da piccolo mi piaceva Miguel Indurian. Ora non ho un idolo, però mi piace parecchio Ivan Basso per quanto ha saputo fare. Ho fiducia in lui e spero passi presto questo periodo di futuro incerto.
 

D: Una persona, invece, che nella tua vita ciclistica ci tieni in modo particolare.
R: Sicuramente Riccardo Forconi. Quando all'inizio di stagione ho avuto la broncopolmonite non passava giorno che chiedesse di me a casa mia. Questa è stata una bella stagione, molto devo a lui.

D: Di cosa riempi le tasche posteriori?
R: Borraccini di carbogel, maltodestrine o altri carboidrati, poi solo una camera d'aria in allenamento, se buco due volte allora vuol dire che sono proprio... sfigato. Tengo sempre il cellulare acceso e rispondo... se non sto forzando.

D: Cambiamo discorso. Cosa ti piace di più della tua Toscana, cosa di meno?
R: Sicuramente il clima mi piace moltissimo, mite, sempre caldo, siamo sul Tirreno e il mare fa sentire i suoi effetti, non è un caso che con il GP di Donoratico inizia qui la stagione dei professionisti italiani.
Ciò che mi piace di meno... forse è l'esagerata pressione ciclistica, una tifoseria spesso esasperata.

D: Un consiglio a quei ciclisti più giovani di te.
R: Che prendano il ciclismo per divertimento, senza esasperare nella fatica ma nemmeno disperare se i risultati non dovessero venire.

D: Cosa pensi di quei cicloamatori che a 40-50 anni nei circuiti corrono a 50-60 orari?
R: Dico che sono matti. Oltre al ciclismo c'è dell'altro nella vita. Forse sono proprio questi i primi ad accettare l'uso di sostanze che di sportivo hanno davvero poco.

D: Pensi debba essere accettata l'iscrizione di ex-pro alle granfondo?
R: Al proposito ho le idee chiare: deve essere vietata. Perché dominare a fronte di gente normale non è sintomo di orgoglio. Ma c'è di più: come si fa ad accettare la gara di atleti già squalificati per doping?


Giorgio Del Fabbro




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