Il Festival Jazz di Chiasso con Bireli Lagrene, Randy Weston e Maria Joao, dal 5 al 7 febbraio

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Teatro di Chiasso

Teatro di Chiasso

Si terrà dal 5 al 7 febbraio, con la consolidata anteprima al Teatro Sociale di Como il 31 gennaio, la nuova edizione del Festival di cultura e musica jazz di Chiasso.
Con “Play 18!” il festival – già definito da un noto critico “il più grande dei piccoli festival jazz in Svizzera” – giunge alla maggiore età, sottolineata da un programma che abbina la presenza di grandi e consolidati nomi della scena internazionale alle giovani leve che tengono viva e declinano in maniera moderna la straordinaria e ricchissima tradizione di una musica che ha segnato il Novecento musicale.
Tra le novità di questa edizione, da segnalare è la nuova collocazione al Cinema Teatro di Chiasso – già sede delle prime edizioni a fine anni Novanta – che verrà allestito e ampliato per l’occasione, con la sala principale ad accogliere tutti i concerti, il foyer trasformato in ristorante e un nuovo spazio bar e d’incontro sul terrazzo esterno coperto e riscaldato.
Tra i protagonisti principali di un allettante cartellone vi saranno il grande pianista americano Randy Weston, leggenda vivente del jazz moderno, con il suo African Rhythms Quartet, la geniale cantante portoghese Maria Joao, di ritorno a Chiasso con un fresco progetto che abbina la sua esuberante vocalità all’uso di ritmi contemporanei e strumenti elettronici, e il virtuoso della chitarra Bireli Lagrene, alla testa di un quartetto che lo riporta alla sue origini zigane. E ancora, la stella di Broadway e artista acclamata dal grande pubblico americano Shayna Steele, il Nolan Quinn Quintet con il suo jazz moderno, fresco e sgargiante, Craig Taborn, uno dei talenti più illuminati della scena musicale odierna, con un quartetto “classico” impreziosito dalla presenza di Chris Speed, Kiku, progetto musicale del trombettista e compositore vallesano Yannick Barman e The Apples, il collettivo israeliano formato da ex-studenti della Rubin Academy of Music di Gerusalemme ed esponenti della scena underground di Tel Aviv e Haifa.
Non mancherà, come ogni anno, il prologo al Teatro Sociale di Como: sabato 31 gennaio sarà il Duo Soupstar, formato da Gianluca Petrella al trombone e Giovanni Guidi al pianoforte, a dare il via al festival.

Accanto all’offerta prettamente musicale di questa nuova edizione, che comprende anche il dj set con Cybophonia, dj, produttore e fondatore della etichetta Stereolake Records, sarà particolarmente curata nel nuovo spazio la proposta enogastronomica, momento conviviale che è da sempre prerogativa della rassegna.

Il Festival di cultura e musica jazz è promosso dal Centro Culturale Chiasso, con la partecipazione della Rete Due della RSI e il sostegno di numerosi sponsor pubblici e privati.

PROGRAMMA
Anteprima
Sala Bianca – Teatro Sociale di Como As.Li.Co
Sabato 31 gennaio
ore 20.30
DUO SOUPSTAR (Italia)
Gianluca Petrella trombone
Giovanni Guidi pianoforte

Il duo non è certo un organico nuovo nell’ambito della musica improvvisata ma il dialogo tra un pianoforte e un trombone, in particolare, è senza dubbio una formula tra le meno frequentate dell’intera storia della musica. E questo è in realtà solo uno dei motivi che rendono elettrizzante l’incontro di due tra i più notevoli talenti del jazz europeo, due musicisti che definiamo ancora “giovani” ma che da tempo ormai non possiamo più considerare delle rivelazioni. Vincitori del recente referendum di Top Jazz 2014, sono strumentisti eccellenti accomunati dalla non casuale militanza nel quintetto di Enrico Rava, e il loro progetto in duo non è frutto di un incrocio sporadico ma è sorretto da solide basi compositive e da un’intesa spontanea, nel segno di una curiosità esplorativa decisamente fuori dal comune. Le potenzialità espressive del trombone di Petrella sono virtualmente inesauribili e sembrano solleticate di continuo, a contatto con l’ispirato gusto armonico di Guidi, per un dialogo fittissimo che si lascia ascoltare tutto d’un fiato.

Cinema Teatro, Chiasso

Giovedì 5 febbraio

ore 20.30
RANDY WESTON AFRICAN RHYTHMS QUARTET (USA)
Randy Weston pianoforte
T.K.Blue sax alto e flauto
Alex Blake contrabbasso
Neil Clarke percussioni
Nel 1953 sosteneva le evoluzioni solistiche di Kenny Dorham e oggi, più di cinquant’anni dopo, lo ritroviamo ancora ricco di vitalità creativa e ancor più ricco di un enorme bagaglio culturale fatto di esperienze, di studio, di esplorazioni musicali e geografiche. Il pianismo di Weston può essere definito “monkafricano” non solo perché la lezione di uno dei suoi modelli prediletti – Monk appunto, e Duke Ellington – è evidente nel suo tocco, nel suo modo di approcciarsi allo strumento, ma anche perché più e meglio di altri ha saputo svelare l’intima essenza delle radici sonore del jazz. La sua musica incarna il più autentico humus afro-americano e continua a distillare inesauribile linfa vitale proprio da un’approfondita ricerca sugli stretti legami fra il jazz e il Continente Nero, che negli anni ha dato vita a entusiasmanti avventure come quella con i Master Gnawa Musicians, depositari di una delle più antiche, affascinanti e misteriose tradizioni del Marocco. I suoi Africa Rhythms hanno ancora molto da dire e lo fanno anche in questa versione di quartetto, guidati dallo spirito mai domo di un indagatore sonoro per molti versi inimitabile.

ore 22.15
SHAYNA STEELE BAND (USA)
Shayna Steele voce
Vit Kristain piano
Jeremy Most chitarre
Brian Cockerham basso
Ross Pederson batteria
Alle nostre latitudini il suo nome risulta davvero familiare solo agli addetti ai lavori, eppure moltissimi l’hanno ammirata e sentita cantare anche senza saperlo. È capitato, ad esempio, a chi ha seguito il concerto di Snarky Puppy ad Estival Jazz 2014, quando si è presentata sul palco di Piazza Riforma nelle vesti di special guest e ha impressionato per la qualità e la grinta della sua splendida voce. In realtà l’elenco delle sue collaborazioni è lungo e illuminante, e comprende nomi importanti come George Clinton, Bette Midler e Rhianna, per non citarne che alcuni. Ospite o corista di lusso, quindi, ma anche stella di Broadway e artista acclamata dal grande pubblico americano: è apparsa nelle trasmissioni di David Letterman e nella serie televisiva I Soprano, ha recitato accanto a John Travolta e ha lavorato in celebri musical come Rent, Jesus Christ Superstar e Hairspray. Alla testa di un gruppo assemblato proprio per esaltare al meglio le sue rare doti espressive, Shayna scuoterà il Cinema Teatro con l’implacabile efficacia ritmica del suo originale e magnetico soul.

Venerdì 6 febbraio

ore 20.30
CRAIG TABORN QUARTET (USA)
Craig Taborn pianoforte, elettronica
Chris Speed sax tenore, clarinetti
Chris Lightcap contrabbasso
Dave King batteria
Tra i talenti più illuminati della scena musicale odierna vi è senz’altro Craig Taborn, che negli ultimi vent’anni con il suo l’enciclopedico peregrinare tastieristico non ha mai smesso di rivelare nuove sfaccettature espressive, e ha così disegnato un intrigante e originale universo sonoro. Dal vulcanico virtuosismo del quartetto di James Carter all’incontro con la visionaria vena creativa di Tim Berne, dall’improvvisazione libera con William Parker e Gerald Cleaver alla meditazione introspettiva del solo piano di “Avening angel”, che ha segnato il suo ingresso nel catalogo ECM, e fino all’Innerzone Orchestra di Carl Craig, nome di punta della scena sonora techno: Taborn ha sempre saputo stupire per la mole di riferimenti che sa intrecciare vagando liberamente nella storia del jazz, e per la geniale attitudine a mettere modi e sonorità diverse in comunicazione tra loro. In questo caso il quartetto è “classico”, forte di una sezione ritmica decisamente agguerrita e impreziosito dalla presenza di Chris Speed, uno dei solisti più straripanti della sua generazione.

ore 22.15
MARIA JOAO & OGRE (Portogallo)
Maria João voce
João Farinha Fender Rhodes, sintetizzatori
Julio Resende pianoforte, tastiere
André Nascimento elettronica
Joel Silva batteria
L’abbiamo già ammirata alle nostre latitudini e conosciamo bene l’irresistibile fascino del suo istinto musicale, capace di trascinarci con un solo vocalizzo in un fantasmagorico volo sonoro che attraversa mari e oceani, su un impalpabile ponte che unisce il Portogallo alle sue ex colonie in Africa e in Sudamerica. La sua presenza scenica è unica e rende speciale ogni suo concerto, ma ciò che più colpisce di questo progetto “elettronico” è la freschezza espressiva della dimensione timbrico-ritmica nella quale riesce a calare il suo virtuosismo, in perfetto equilibrio tra libertà jazzistica e ispirazione lirica. Prende così vita un orizzonte immaginifico che lascia scorgere anfratti stilistici inesplorati e una strana fauna musicale: da una celebre melodia di Mingus a un reggae stralunato tutto può accadere, nei vasti territori armonici evocati dai due tastieristi e filtrati dalla lente sonora delle manipolazioni elettroniche di André Nascimento. Territori che Maria Joao domina come solo una grande artista sa fare.

ore 24.00
KIKU (Svizzera)
Yannick Barman tromba, elettronica, composizione
David Doyon chitarre
Vincent Membrez minimoog
Cyril Regamey batteria
Dominik Burkhalter batteria
Il trombettista e compositore vallesano Yannick Barman può vantare una solida formazione classica ma scopre presto la sua innata affinità con l’improvvisazione, e nel 1998 si trasferisce negli Stati Uniti dove comincia subito a interagire con l’energia innovativa della più spericolata scena jazzistica. Al suo ritorno in Svizzera si avvicina all’universo sonoro della musica elettronica e fonda il duo Kiku con il batterista losannese Cyrille Regamey. Un duo che in più di dieci anni di attività si è delineato come un organismo musicale a geometria variabile che, con l’aggiunta di una o più voci strumentali, cambia pelle in continuazione senza mai tradire l’originario impeto espressivo. Il quintetto rappresenta la versione più spettacolare e avvincente del progetto di Barman, che vive di esplosioni timbriche e potenti groove spezzati da sorprendenti squarci poetici, tra rock futuribile e misurati effetti elettronici che amplificano le piacevoli sorprese come, ad esempio quella d’incontrare nel suo repertorio una canzone di Madonna, American life, genialmente trasfigurata.

Sabato 7 febbraio

ore 20.30
NOLAN QUINN QUINTET (Svizzera)
Nolan Quinn tromba, composizione
René Mosele trombone
Oliver Illi piano
Simon Quinn contrabbasso
Brian Quinn batteria
«Da quando ho cominciato a suonare la tromba ho scritto solo una manciata di canzoni che posso dire abbiano tenuto nel tempo, e sono queste che incapsulano uno stato mentale, che rispecchiano un luogo preciso, sebbene intangibile. Con il quintetto diciamo di questi luoghi non visti, “Places Unseen”, in modo diverso ogni sera, per metà con il gergo del musicista hip, per metà con la nostalgia del cantastorie». Così il trombettista ticinese Nolan Quinn definisce la sua più recente fatica discografica, coprodotta da Rete Due, realizzata con un quintetto caratterizzato dall’affiatamento “famigliare” di un trio di fratelli che una decina d’anni fa si presentava al pubblico come Q Trio e che oggi, grazie anche al fondamentale apporto del pianoforte di Oliver Illi e del trombone di René Mosele, mette in bella mostra una crescita artistica che si concretizza in un jazz moderno fresco e sgargiante, appena velato da soffici colori timbrici.

ore 22.30
BIRELI LAGRENE GYPSY QUARTET (Francia)
Bireli Lagrene chitarra
Franck Wolf sax soprano e tenore
Hono Winterstein chitarra
Diego Imbert contrabbasso
Qualcuno penserà che non è poi così difficile, per chi ha cominciato a suonare a quattro anni ed è cresciuto in una famiglia di musicisti zingari, diventare un enfant prodige capace di strabiliare le platee di tutto il mondo con un virtuosismo manouche degno del miglior Django Reinhardt. La carriera di Lagrène non si è però fermata all’inizio degli anni 80, anzi da lì è partita e con la scoperta della chitarra elettrica i vasti territori della cosiddetta fusion sono subito diventati il suo habitat naturale. Ha suonato tra i molti altri con Jaco Pastorius, e ha indagato in seguito a suo modo, con felice coerenza, diversi fronti espressivi della chitarra moderna. Il cerchio della sua eclettica parabola artistica si è chiuso nel 2001 con un ritorno alle origini che rappresenta l’esatto opposto di un vuoto scimmiottamento dei modelli che hanno fatto la storia del jazz gitano, del resto basta scorrere la formazione per notare che in luogo del tradizionale violino ci sono i sassofoni di Franck Wolf: è solo la prima delle molte sorprese di questo gypsy quartet.

ore 24.00
THE APPLES (Israele)
Elad Muskatel
trombone
Yaron Ouzana
tromba
Arthur Krasnobaev
sax alto e tenore
Oleg Naiman
sax baritono
Yakir Sasson
piatti (giradischi)
Il collettivo israeliano, formato da ex-studenti della Rubin Academy of Music di Gerusalemme ed esponenti della scena underground di Tel Aviv e Haifa, è una delle macchine da ritmo più esplosive sulla scena funky, jazz e groove internazionale. Costituito da fiati, basso, batteria e djs, la band nasce nel 2002 dall’idea di un funk non convenzionale, che unisca samples, scratching e sonorità brass lasciando largo spazio all’improvvisazione in una sorta di dirompente free funk metropolitano. Raggiunta la notorietà con una cover di Killing in the Name Of dei Rage Against The Machine diventano gli indiscussi dominatori della scena jazzy israeliana. Vengono invitati a numerosi festival in Europa e Australia e collaborano con musicisti come il trombonista jamesbrowniano Fred Wesley e Shlomo Bar, voce leader dei Natural Selection. Con diversi notevoli album alle spalle, tra cui il recente “Fly On It” registrato presso gli studi della Real World di Peter Gabriel, il combo sviluppa tutto il suo potenziale funk dal vivo, unendo in un cocktail irripetibile hip hop strumentale e soul jazz. Da degustare agitati.

DJ SET CYBOPHONIA (Svizzera)
Cybophonia, alias Eros Minichiello, è un dj e produttore che vive a Locarno, dove ha fondato la propria etichetta Stereolake Records. Ha realizzato colonne sonore per film svizzeri, programmi televisivi e trasmissioni radio. Nel 2000 pubblica per il label cult italiano Irma Records l’album omonimo “Cybophonia” che attira l’attenzione dei cultori del genere electro e un disco e gli procura una certa notorietà nella scena lounge internazionale. Suoi brani sono presenti in diverse compilation Irma Records, tra cui il remix di Ocean Beach degli Black Migthy Orchestra. Il label giapponese Hipnologie Records edita l’album “Vostok Jazz” interamente dedicato ai suoi remix. Con lo pseudonimo di Centovalley pubblica l’album “August” con il compositore svizzero Florin Maasz. Di recente pubblicazione l’ultimo album “Spinning” (Stereolake Records, 2014), un insieme eclettico ed etereo di sonorità un disco, downtempo, electro, lounge, hip hop e altro. Ultimo frutto esotico di un compositore onnivoro per palati raffinati.

Festival Jazz di Chiasso

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