Filippine: Save the Children, il tifone Haiyan un anno dopo raccontato dai bambini delle zone più colpite

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La mancanza di un lavoro per i propri genitori che non possono ricostruire la casa o la barca per tornare a pescare, ma in alcuni casi non possono neanche comprare cibo a sufficienza per sfamarli; la carenza di acqua potabile, perché non ci sono abbastanza pompe o sono molto lontane da raggiungere, e quella dell’assistenza sanitaria; il desiderio di tornare a scuola e terminare gli studi con la paura di non poterlo fare; la richiesta di essere informati, ascoltati e coinvolti nelle procedure di emergenza in caso di futuri disastri naturali.

Questi i timori e i bisogni delle bambine e dei bambini colpiti dal tifone Haiyan, raccolte da Save the Children nel rapporto “Are we there yet? Children’s views on Haiyan recovery and the road ahead” diffuso oggi a pochi giorni dal primo anniversario della tragedia, che l’8 novembre 2013 si è abbattuta sulle Filippine uccidendo più di 6.000 persone e colpendo quasi 14 milioni di abitanti, tra cui 6 milioni di bambini. La centralità dei bambini, anche nelle situazioni di emergenza, è sottolineata con forza dall’Organizzazione, che è anche impegnata nella promozione presso il Governo e il Congresso filippini di una nuova legge dedicata all’assistenza e alla protezione dei bambini in caso di emergenze naturali o belliche.

Come risulta dalle testimonianze raccolte nel rapporto, i bambini colpiti dal tifone riconoscono da un lato l’importanza e l’efficacia dell’intervento immediato delle autorità locali subito dopo il disastro, ma percepiscono chiaramente uno scarso impegno politico nel garantire interventi a lungo termine, necessari per aiutare le famiglie che hanno perso tutto a ristabilire adeguate fonti di reddito, per assicurare l’accesso all’assistenza sanitaria e per ricostruire gli spazi necessari per la ripresa di tutte le attività scolastiche.

“Le famiglie più povere, come quelle che vivevano di pesca o degli alberi da cocco, sono sempre più povere e molti bambini non hanno cibo e spesso le famiglie non hanno neanche abbastanza denaro per ricostruire le loro case”, raccontano alcuni dei bambini sopravvissuti al tifone. La più grande preoccupazione per il futuro è quella di vedere i genitori che non lavorano e non riescono a guadagnare abbastanza per poterli nutrire. Ma non ci sono solo preoccupazioni per il futuro, in un presente che ancora non ha risolto i tanti problemi causati dal passaggio del tifone: “Alcuni di noi non hanno acqua potabile, perché non ci sono abbastanza pompe depuratrici o sono troppo lontane dalle case e noi bambini siamo costretti a fare molta strada per andare a prendere l’acqua per la nostra famiglia, dato che questo è un nostro compito”, raccontano.

Un anno fa il tifone aveva portato morte e distruzione e soprattutto aveva devastato le principali forme di sussistenza di una popolazione già povera e vulnerabile. “Il tifone ha distrutto non soltanto le case delle persone, ma anche tutto quello che era loro necessario per sopravvivere. Non basta ricostruire le case, perché Haiyan ha distrutto un’intera economia e dopo un anno i bambini ci raccontano che soffrono la fame e che i genitori non hanno mezzi per procurare loro il cibo necessario”, spiega Michel Rooijackers, Direttore Operazioni di Save the Children nelle Filippine. “I bambini che abbiamo assistito stanno avendo grandi difficoltà a recuperare. Stanno superando la paura e le malattie, ma hanno bisogno di avere le condizioni necessarie per una ricostruzione delle loro vite, che passa anche dal lavoro per i genitori e da servizi sociali che li sostengano. Anche per questo motivo ci stiamo impegnando ad affiancare le comunità per i prossimi due anni, in modo da costruire mezzi di sussistenza sostenibili sul lungo termine e aiutarle ad affrontare eventuali future catastrofi”.

Save the Children è presente e opera in particolare di Leyte e Panay, in alcune delle aree più colpite, dove ha raggiunto finora più di 800.000 bambini e loro famiglie, con programmi di distribuzione di acqua e cibo, igiene, ricostruzione delle case, ripristino delle coltivazioni e degli strumenti della pesca, protezione dei bambini con la realizzazione di spazi a misura di bambino dove si svolgono attività educative e psico-sociali per rielaborare il trauma subito e ritrovare una normalità quotidiana in assenza della scuola.

Oltre a questo piano di intervento, l’Organizzazione è impegnata nel promuovere presso il Governo delle Filippine una nuova proposta di legge (HB 5062), già presentata al Congresso, per porre la priorità sull’assistenza e la protezione dei bambini in caso di calamità naturali o conflitti, garantendo opportuni investimenti. Si tratta, in particolare, di predisporre misure preventive che coinvolgano attivamente i bambini stessi, con attività di formazione specifiche a loro dedicate, e di stabilire procedure e strumenti adeguati al loro soccorso e assistenza.

Save the Children Italia

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