Ebola: Save the Children, nuovo Centro di Trattamento in Sierra Leone

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Save the Children apre il suo primo Centro specialistico per il Trattamento dell’Ebola (ETC) in Sierra Leone, che segue l’Unità di Trattamento già operativa in Liberia, dove verrà a breve aperta anche un’ulteriore Unità insieme a 10 Centri di Cura Comunitari più piccoli, dislocati sul territorio. Il nuovo Centro realizzato sorge a Kerry Town, a 40 km dalla capitale Freetown, ed è dotato di 80 posti letto con la possibilità effettuare la diagnosi e la cura di pazienti infetti, garantendo al tempo stesso cure adeguate e protezione ai bambini che sono particolarmente vulnerabili in un contesto di questo tipo e richiedono un’attenzione specifica.
L’apertura del Centro in Sierra Leone, che è il secondo paese maggiormente colpito con 3.715 casi confermati e più di 1.049 morti fino ad oggi, consentirà di incrementare la capacità locale di primo screening e successiva ospedalizzazione dei pazienti, con tempi di risposta molto più rapidi e una ulteriore riduzione del rischio di diffusione del virus.

Il Centro consentirà inoltre di alleggerire la pressione sul sistema sanitario del paese sopraffatto dall’epidemia, e non più in grado di fornire cure e assistenza adeguata per le altre malattie, comprese le vaccinazioni, con un rischio grave di mortalità per migliaia di bambini: almeno 100 bambini muoiono infatti ogni giorno in Sierra Leone, Guinea e Liberia per polmonite, malaria o diarrea.

Costruito in collaborazione con il Dipartimento britannico per lo sviluppo internazionale (DFID), il Ministero della Difesa e il Ministero della Sanità della Sierra Leone, il nuovo Centro può contare su uno staff medico sanitario composto da più di 200 addetti (tra i quali vi sarà anche un team di medici cubani), che si alterneranno a rotazione garantendo la presenza costante di 50 addetti per ciascun turno. Un ulteriore staff non sanitario di supporto, composto da circa 50-70 persone, a cui si aggiungono più di 100 igienisti, presterà la sua opera presso il Centro. Inoltre, tra le misure di sicurezza per tutti gli operatori e gli addetti presenti, è stato predisposto un piccolo settore dedicato, gestito dal Ministero della Difesa britannico, dove potranno essere trattati gli eventuali casi di contagio incorsi durante il servizio prestato.

“Finora sono stati 521 gli operatori sanitari contagiati dal virus Ebola e più della metà (272) sono purtroppo morti. Siamo convinti che le misure di sicurezza, come la possibilità di offrire anche un centro clinico dedicato esclusivamente al trattamento del personale sanitario, siano fondamentali per ripristinare la fiducia degli operatori sanitari, che spesso sono riluttanti a partecipare ai programmi sul campo per il timore del contagio. Questo è particolarmente importante vista la necessità urgente nella regione di migliaia di medici, infermieri e altro personale medico, indispensabile per contribuire a salvare le vite umane a rischio e prevenire l’ulteriore diffusione della malattia”, spiega Rob MacGillivray, Country Director di Save the Children in Sierra Leone.

“Il nuovo Centro aperto oggi in Sierra Leone oggi è un passo significativo nella giusta direzione per il trattamento di persone colpite da Ebola e per il contenimento della sua diffusione, ma è assolutamente necessario che la comunità internazionale intensifichi i suoi sforzi nelle prossime settimane, destinando maggiori risorse e personale medico alle aree colpite”, sottolinea MacGillivray.

Save the Children sta rapidamente espandendo i suoi programmi di risposta all’epidemia di Ebola in Liberia, Sierra Leone e Guinea. Tra i prossimi interventi, l’apertura di una seconda Unità di Trattamento dell’Ebola in Liberia insieme a 10 Centri di Cura Comunitari, strutture più piccole dislocate sul territorio, progettate per isolare e trattare i pazienti di Ebola all’interno delle loro città e villaggi, evitando così gli spostamenti e i relativi rischi di contagio.

Tra le attività svolte regolarmente su ampia scala dall’Organizzazione nei tre paesi colpiti, le campagne di sensibilizzazione per le strade e le case o via radio, la formazione degli insegnanti, degli operatori sanitari e delle organizzazioni locali sulla prevenzione, la distribuzione di attrezzature mediche essenziali e di kit di protezione per strutture sanitarie e il supporto psico-sociale per aiutare i sopravvissuti a superare la loro esperienza. Infine, Save the Children sta lavorando con i bambini soli non accompagnati e gli orfani, per individuare strutture adeguate e sicure, e persone che possano prendersi cura di loro.

Save the Children Italia

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